The new addiction 2011 - 2017

The new addiction 

Like two parallel lines, on the one hand the continuous evolution of technologies and scientific progress run, on the other the tunnel of those who lose control over them and get lost in a tunnel that seems to have no end. A virtual game, a parallel reality, which often overlaps with real life and takes its place with arrogance. The number of adolescents who spend hours, sometimes days, in 'social' solitude, getting lost in virtual reality in which they project themselves and their fears, is increasing. If on the one hand the artificial brain that we hold in the right or left hand has endorsed and improved many aspects of our life, breaking down distances, making us feel close to our affections even in the times when we have been forced to a forced distance, becoming a tool essential in order not to lose contact with the world and stay up to date, on the other hand the dark side of this technological game emerges with more and more force. Teenagers grow up with virtual reality models, which do not match the real world, becoming untrue copies of themselves, projecting myths and anguish in a system that ends up swallowing them. They lose confidence in themselves, in their potential, they no longer communicate verbally, leaving pieces of themselves and of a devastated humanity along the way. From here a real dependence develops, towards an object that becomes the extension of ourselves, that traps us and makes us lose contact with the beauty of the world, the scents of the streets, the colors of the sky, the noise. of the sea. It is December 29, 2011 when I meet Antonio's gaze for the first time and I begin to observe him and his habits. He is 13 years old, a videogames in his hands and he carves out around his world in a space that isolates him and welcomes him in a devastating moment, the loss of his father. Perhaps he feels safe, or perhaps he projects an ideal dimension into it, in which he still feels protected and safe in his certainties as a child. And he does not realize that from 16.54 that day I have not stopped observing and shooting. It's been 10 years, Antonio has grown and so have I.


La nuova dipendenza

Come due rette parallele, corrono da un lato il continuo evolversi delle tecnologie e del progresso scientifico, dall’altro il tunnel di chi perde il controllo su di esse e si smarrisce in un tunnel che sembra non avere una fine. Un gioco virtuale, una realtà parallela, che spesso si sovrappone alla vita reale e ne prende il posto con prepotenza. È sempre più alto il numero di adolescenti che trascorrono ore, a volte giorni, in una solitudine ‘sociale’, perdendosi nella realtà virtuale nella quale proiettano se stessi e le proprie paure. Se da un lato il cervello artificiale che teniamo nella mano destra o sinistra ha avallato e migliorato tanti aspetti della nostra vita, abbattendo le distanze, facendoci sentire vicini i nostri affetti anche nei tempi in cui siamo stati costretti ad una forzata distanza, divenendo uno strumento essenziale per non perdere il contatto col mondo e restare sempre aggiornati, dall’altro emerge con sempre più forza il lato oscuro di questo gioco tecnologico. Gli adolescenti crescono con modelli di realtà virtuale, che poco si sposa con il mondo reale, diventando copie di se stessi poco fedeli, proiettando miti e angosce in un sistema che finisce per inghiottirli. Perdono fiducia in se stessi, nelle proprie potenzialità, non comunicano più verbalmente, lasciando pezzi di se stessi e di un’umanità devastata lungo il cammino. Da qui si sviluppa una vera e propria dipendenza, nei confronti di un oggetto che diviene il prolungamento di noi stessi, che ci intrappola e ci fa perdere il contatto con la bellezza del mondo, i profumi delle strade, i colori del cielo, il rumore del mare. È il 29 dicembre del 2011 quando incrocio lo sguardo di Antonio per la prima volta ed inizio ad osservare lui e le sue abitudini. Ha 13 anni, un videogames tra le mani e si ritaglia intorno il suo mondo in uno spazio che lo isola e lo accoglie in un momento devastante, la perdita di suo padre. Forse si sente al sicuro, o forse proietta in esso una dimensione ideale, nella quale si sente ancora protetto ed al sicuro nelle sue certezze di bambino. E non si accorge che dalle 16.54 di quel giorno non ho smesso di osservarlo e di scattare. Sono passati 10 anni, Antonio è cresciuto e con lui anche io.

2011 - 2021